venerdì 31 dicembre 2010

Caprioli nella tormenta

Dopo aver incontrato l'instancabile cinciarella, ho proseguito il cammino verso la meta che mi ero prefissato.
La fitta nevicata in corso era di quelle che ti fanno chiudere gli occhi per non rimanere accecato dai minuscoli fiocchi di neve. A voler essere filosofi, l'atmosfera silenziosa ed ovattata diventa il teatro di un perfetto momento di introspezione. Le distrazioni sono minime, solo bianco e vento.
Il rumore dei passi è leggero, le raffiche di tramontana portano via veloci gli sbuffi del mio respiro che cerco di mantenere regolare.
La fatica fisica allenta le tensioni nervose, la mente si alleggerisce e le paure, i dubbi, i ricordi buoni e cattivi affiorano meglio e si lasciano guardare sotto una luce diversa.
Nel caso scendesse una lacrima, si potrebbe incolpare l'aria pungente. Un sorriso potrebbe essere una smorfia di fatica.
In ogni caso la maschera termica che indosso nasconde tutto questo, perchè un buon equipaggiamento è sempre indispensabile.
La macchina fotografica deve rimanere pronta, una parte della mia attenzione è rivolta a tutto ciò che si muove in mezzo alla bufera.
Arrivo finalmente in un punto pianeggiante.
Un movimento nel bosco attira la mia attenzione: un branco di caprioli si sta muovendo velocemente verso un campo aperto.
Via il tappo della lente, paraluce a fine corsa come protezione anti neve, macchina in priorità ai tempi.
E' il momento di cacciare.
I pensieri, buoni o brutti che fossero, si dileguano. A dopo...torno subito.
Conosco il punto in cui usciranno, li aspetto e compongo l'immagine, rimanendo fermo, immobile.
Senza guanti l'attesa è durissima. Aspetto che il branco appaia nel mirino.
L'uomo è il cacciatore più temuto dagli animali. L'istinto rende ogni bestia diffidente verso l'uomo.
I nobili cervi spesso fuggono ancor prima di incontrarci, i cinghiali, se ti annusano, se la danno a gambe levate e così fanno i daini, seppur in maniera meno plateale.
I caprioli invece no: sono i più piccoli, hanno corna meno imponenti, ma sono molto coraggiosi.
Era da un pezzo che cercavo lo sguardo del capriolo perchè è quello che più rispetto.
Da bambino ricordo che avevo paura dei loro strani versi: nella notte sentivo una specie di abbaio, mi terrorizzava, non sapevo ancora si trattasse del verso del capriolo.
Il capriolo avrà sentito parlare dell'uomo, dei suoi mezzi per uccidere, della sua ostinazione.
Ciò nonostante ogni volta che lo incontro si allontana, ma mai del tutto; si volta per guardarmi, sempre.
Anche questa volta il gesto si è ripetuto: il resto del branco se nè andato, ma il maschio si è fermato, si è girato e mi ha fissato. Scatto e distolgo lo sguardo dal mirino, ci guardiamo per un istante.
Ognuno interpreta quel gesto, quello sguardo come meglio crede.
Per me è una sfida ed un incoraggiamento: se hai paura di qualcosa, puoi anche allontanarti per studiarla meglio, ma poi girati ed affrontala, guardandola negli occhi.


Canon 50d - 400mm L USM - iso 1600 - 1/2500sec - f5.6







2 commenti:

Misty ha detto...

Complimenti per gli scatti e per il bel report, condivido appieno il tuo scritto e le tue sensazioni.

Fabrizio Rosano ha detto...

Ciao e grazie!
Certi momenti sono unici...