giovedì 20 gennaio 2011

Autocontrollo

'Se la situazione è vantaggiosa, agisci.
Se non lo è, fermati'
(Sun Tzu).


L'antico testo dell'Arte della Guerra insegna come conquistare senza aggredire.
Il signor Sun Tzu, cinese, doveva saperla lunga.
I suoi scritti sono stati per secoli (e lo sono ancora) ispirazione per affrontare conflitti di qualsiasi tipo, da quelli estesi a quelli limitati, personali.
Una delle frasi che strappa un sorriso per la sua semplicità è questa:
 'Quando attraverso un territorio con montagne, foreste, paludi e strade poco praticabili, si tratta di un terreno "difficile".

Sabato scorso la giornata era particolarmente mite. Il primo sole mi aveva costretto a salire una montagna che da tempo trascuravo. Avevo deciso di cercare un branco di cinghiali che ero certo fosse in una radura a godersi quel sole.
Sun Tzu avrebbe definito il terreno in cui mi muovevo"difficile". I miei nemici erano i sensi sviluppati del cinghiale.
Nemmeno una bava di vento. Vantaggio e svantaggio per entrambe le parti.
Lo scopo era avvicinarsi il più possibile per scattare qualche foto a fotogramma pieno.
Disprezzando la scelta di una giacca che,per i miei gusti, emetteva un fruscio assordante ad ogni passo, salgo lentamente il bosco, fermandomi spesso per guardarmi intorno.
L'arte della caccia con l'arco, per altro, insegna che un buon cacciatore passa più tempo a guardarsi intorno che a camminare.
Ormai accaldato, giungo in vista della radura e noto un giovane cinghiale intento a sollevare foglie in cerca di cibo.
Il rumore che sta facendo aiuta a coprire i miei passi.
Conto gli alberi che possono offrirmi un nascondiglio e li sfrutto.
La manovra di avvicinamento al branco richiede oltre venti minuti per coprire solo quindici metri.
Ogni albero offre un punto di appoggio per il teleobiettivo: ne approfitto per abbassare le pulsazioni del cuore e per riprendere fiato.
L'emozione ti fa pensare che i bestioni possano sentire il battito del tuo cuore.
Finalmente vedo il branco, una decina di esemplari, tra cui un maschio imponente ed una femmina in ottima forma. Ignoro il branco e decido di vedermela col maschio dominante.
Il maschio si sta dirigendo da solo verso una pozza di fango, lo seguo muovendomi parallelamente a lui.
Se si ferma, mi fermo anch'io.
Utilizzo un tronco spezzato, una gobba di terreno, un gruppo di faggi, tutto quello che incontro diventa un nascondiglio.
Sono a meno di otto metri da lui e posso scattare qualche buon ritratto.
Faccio un'altro passo, uno solo, ma nel silenzio più totale un rametto si spezza sotto il mio scarpone: il maschio si volta verso di me, grugnisce, mi punta.
Breve scambio di sguardi: il bestione decide per un ripiego di qualche metro.
Arriva anche la femmina a vedere cosa succede: mi fissa per qualche istante, raduna il branco e si spostano.

La lunga manovra di avvicinamento ha richiesto un grande autocontrollo, ho bisogno di sfogarmi.
Salgo sulla cima del bosco.
Metto al sicuro l'attrezzatura, stringo le fibbie, controllo i lacci degli scarponi.
La pendenza della discesa è notevole, quindi molto divertente scendere senza contare troppo sui freni.
Lo facevo da bambino, lo faccio ancora: mi sbilancio in avanti e mi lascio andare, inizio a correre e ad evitare gli ostacoli. Del resto, da bambino guidavo una bicicletta coi freni rotti, non li ho mai riparati.
Nell'istante in cui stacco la certezza dell'appoggio penso che prima o poi diventerò b.a.s.e. jumper
Impossibile fermarsi dove si vorrebbe, meglio anticipare ogni mossa per non finire abbracciati ad un faggio.
Finita la discesa, potrei avere qualche graffio e livido in più, ma se i cinghiali fotografassero, scatterebbero la foto ad un insolito bipede soddisfatto.


Canon 50d  - 400mm - f5.6





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