giovedì 17 marzo 2011

Sotto la pioggia

Un'unico errore: ho lasciato la maschera termica a casa.
A seicento metri non era male, non pioveva, la temperatura era intorno ai sette gradi.
A mille e duecento metri mi accoglie un vento gelido ed estremamente teso, temperatura intorno ai tre gradi.
Attraverso la prateria controvento e senza niente che protegga il viso mi riparo dietro una smorfia infastidita, cercando di sfuggire a quel potente soffio che mi ostacola.
Almeno indosso una sotto maglia termica, il momento in cui comincio a sudare è il momento in cui quella benedetta maglia tecnologica mi fa sentire un gradevole tepore.
Gli occhi lacrimano e comincia nuovamente a piovere, sembra che alle nove del mattino stia per esserci un eclissi di sole da quanto è buio.
Ad essere onesti, l'idea era quella di trovare qualche bestione ungulato, ma le speranze erano poche: da quelle parti la neve si è sciolta da poco e gli animali sono scesi verso valle nelle scorse settimane.
Poche orme, l'assenza è evidente.
Cerco riparo nel bosco, salgo fino alla sua sommità per godermi un panorama estremamente ventoso.
La pioggia ha reso il sottobosco un acquitrino e purtroppo molti faggi sono letteralmente crollati, le loro radici scalzate dal terreno troppo bagnato.
I più grossi hanno innescato la caduta di quelli vicini, intorno a loro un'atmosfera da paesaggio apocalittico.

Quando piove, fotograficamente parlando, i colori sono molto saturi.
Mentre fotografavo pensavo a come avrei desaturato tutti i colori tristi, lasciando solo quel bel verde.
In mezzo a tonalità ancora invernali, il verde del muschio risaltava come un clown in mezzo ad una comitiva di impiegati vestiti in giacca e cravatta.

Mi piace camminare sotto la pioggia.
Le gocce sul viso, il rumore che fanno sui vestiti, è rilassante.





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