lunedì 18 aprile 2011

Velluto

Questa sera avevo un forte mal di testa.
Antidolorifico? No, meglio aria fresca, due passi, ovviamente con la macchina fotografica in assetto 'caccia'.

L'ultimo raggio di sole è appena scomparso sopra La Serra.
La luce che ancora illumina la montagna è un bagliore riflesso che diffonde una luce delicata, perfetta per fotografare, peccato sia sempre scarsa per scattare decentemente a mano libera con un 400mm senza stabilizzatore.
Ho disponibile, a iso 1600, una velocità di scatto di 1/640 sec, davvero proibitivo senza treppiede.
Mi guardo intorno distrattamente, il dolore è fastidioso.

L'adrenalina sale improvvisamente, un cervo sta cenando tranquillo a duecento metri da dove mi trovo. Un maschio bellissimo e in ottima forma, probabile che sia una vecchia conoscenza, ci siamo già visti quest'inverno, forse, tra la neve ed il sole dell'alba, forse altrove...


Sto camminando più leggero che posso su di un campo di grano che sta verdeggiando, vado cauto, ma non troppo, la luce sta calando rapidamente.
Il mal di testa è un problema secondario.
Passo leggero come sul velluto.
Questo ci vorrebbe per essere un cacciatore infallibile.
Cammino inginocchiandomi spesso, mi sdraio, controllo e riparto.

Il grano verdissimo è una visuale rilassante, rassicurante.
Il cervo è ancora tranquillo, è a trenta metri, dietro una gobba di terreno che ci nasconde l'uno all'altro.
Sta strappando dei germogli da un'alberello: in questo periodo sono all'ingrasso, hanno il palco in crescita, ricoperto da un bel velluto e stanno mutando il manto.
Un periodo fisicamente impegnativo per loro, una metamorfosi che li prepara alla stagione degli amori.
Gli ultimi dieci metri e finalmente posso sdraiarmi con il bersaglio in bella vista.
Attendo che il respiro si calmi e che il cuore riprenda a battere lentamente: particolari che fanno la differenza per uno scatto nitido a mano libera.
Ovest alle spalle come il bagliore del tramonto e purtroppo anche il vento che porta il mio odore verso il cervo.
Prevedo che mi lascerà scattare quattro o cinque volte prima di individuarmi.
Così è stato.
Per lo meno sono una sagoma poco riconoscibile in mezzo a tutto quel verde, il cervo non si spaventa, ma per sicurezza si allontana lentamente, offrendomi alcune pose da modello navigato.
E' un animale estremamente elegante, dotato di grande forza fisica: questo ha un palco molto bello.
Come mio solito, distolgo lo sguardo dalla lente e lo guardo senza ostacoli, incrociando per un'attimo gli occhi di un animale che esprime grande fierezza e libertà.






Ormai è lontano, mi alzo e con grande stupore vedo una stanga di cervo in mezzo al grano.
La raccolgo con la stessa soddisfazione che si raccoglie un fungo porcino e noto con piacere che il mal di testa è sparito.

3 commenti:

Andrei Barbu ha detto...

Excellent series! Awesome shots, great moments captured here!

Jose ha detto...

A great B&W image, imposing, well balanced and inviting to see the whole series.

Misty ha detto...

"Come mio solito, distolgo lo sguardo dalla lente e lo guardo senza ostacoli, incrociando per un'attimo gli occhi di un animale che esprime grande fierezza e libertà"

Incrociare e fissare gli occhi di un animale selvatico è una sensazione indescrivibile :)