venerdì 27 maggio 2011

Le praterie del Corno alle Scale

Era più logico rimanere a dormire.
Niente da fare, non può vincere la pigrizia.
Lo zaino è sempre mezzo pronto, aggiungo la giacca anti vento, borraccia e poco altro.
Sono indeciso sulla meta, ma poi vince il Corno alle Scale.
La giornata promette bene, niente vento e cielo piuttosto limpido.
Arrivo al parcheggio, meno di dieci gradi, tanto meglio, non amo il caldo in montagna.
Non seguo il sentiero, ma attraverso le praterie a zig-zag, vorrei fotografare i fiori che ricoprono le praterie della salita al Corno.
Ranuncoli, genziane e mirtilli in fiore, uno splendore soffice, in un silenzio assoluto.





Arrivato al Lago Scaffaiolo, a 1800 mt circa,  noto che il vento di tramontana sta rinforzando parecchio e ricordo di aver messo nello zaino un cappello di lana: lo indosso e non lo toglierò fino al ritorno.
Mi infilo rapido nel rifugio Duca degli Abruzzi, un caffè e un pezzo di torta, due chiacchere con una guida Cai ed il gestore, previsioni del tempo alla buona e riparto in direzione ovest.
Il vento è potentissimo, sono costretto a camminare inclinato per compensare le raffiche costanti e fortissime.
La tramontana risale la costa della montagna e sembra sfruttarla come rampa per acquistare velocità.
La spinta che esercita dal basso gonfia la giacca, quasi sembra possa sollevarmi e farmi svolazzare come una foglia.
Le fibbie libere dello zaino sbattono violentemente sulla faccia ed è praticamente impossibile fotografare o dedicarsi ad altra attività che non sia bilanciare le sferzate con il proprio peso.
Alcuni rondoni sfrecciano sfruttando le correnti turbolente e uno mi sfiora facendomi rabbrividire.
Decido che è troppo, torno indietro, mi dirigo verso la croce del Corno, sperando di trovare una situazione migliore.
Alla croce, cielo grigio, ma almeno non tira vento: atmosfera preoccupante, temo un temporale, quindi alzo rapido i tacchi dopo aver contemplato il panorama.
Lungo la via pochi escursionisti sgomenti come me per il meteo così imprevedibile: un saluto senza fermarsi.




Ci rivedremo tutti al rifugio più tardi, all'ora di pranzo, intorno alla stufa.
Per quanto mi riguarda, lo spirito (e non solo) è stato rinfrancato da un ottimo piatto di tagliatelle ai funghi ed una indispensabile birra.
Fuori dal rifugio, sulla via del ritorno, mi fermo a fotografare un mare di botton d'oro (ranuncoli), crocus vicino ai nevai che ancora resistono e un'infinità di genziane di ogni tipo.








8 commenti:

Guchi ha detto...

foto magnifiche, come sempre. e una gran nostalgia di montagna che mi hai fatto venire...

giovanni ha detto...

proprio stamane salendo in auto ascoltavo alla radio una canzone dei subsonica che piu' o meno diceva cosi:

quando avrai silenzi così, da comprendere... <...>

keep up the good work ;)

Fabrizio Rosano ha detto...

...Quando vorrai arrenderti
ma non lo farai
Quando imparerai a non fuggire più
e a risplendere...

Se non sbaglio è 'Quando' di Eden, ottimo album...già ascoltato e riascoltato un centinaio di volte!

Ciao e grazie del passaggio!!

Marco Carbocci ha detto...

Tra testi e fotografie, hai davvero il dono di portarci ogni volta con te nelle tue passeggiate. Beh! Per quanto a me, devo aspettare un mesetto ancora, poi scendo al paese... e cercherò di applicare un po di ciò che ho imparato su questo blog.

crash ha detto...

beautiful landscape .... !

Fabrizio Rosano ha detto...

Thanks all, grazie a tutti!

Enzo Stanzione ha detto...

Foto molto suggestive anche se semplici nella composizione. Un pò di sentimento senza elaborazioni inutili .Bravo.

Fabrizio Rosano ha detto...

Grazie Enzo!