venerdì 29 aprile 2011

Il Limentra orientale è un vecchio fiume.
Nasce in Toscana, si tuffa tra i fitti boschi dell'Acquerino, percorre una gola stretta, rallenta a Suviana per alimentare il lago e di nuovo corre lungo la mia valle per buttarsi nel Reno e raggiungere Bologna.
Sono convinto che la sua acqua freddissima e limpida non abbia molta voglia di arrivare così lontana da dove è nata, ma così vuole la natura.
Alcune notti il rombo del fiume si propaga per tutta la valle, il più delle volte è una presenza silenziosa e quieta.
Non smetto di rimanere stupito da quanto sia bella questa valle. 
Basta cambiare il punto di osservazione di poche centinaia di metri per trovare angoli che regalano prospettive sempre gradevoli.



giovedì 28 aprile 2011

Non mi ha concesso molto tempo.
E' apparso in silenzio e ci siamo studiati per un minuto scarso.
Dimensioni ragguardevoli, petto e postura più da cervo che da capriolo.
Un maschio così è raro da vedere, la selezione naturale lo ha reso particolarmente schivo ed abile a comprendere situazioni pericolose.
Forse per questo ha avuto modo di crescere bene.
Spesso i caprioli, se avvertono una presenza non gradita, mostrano la propria prestanza atletica saltando sul posto e scalciando con le zampe posteriori.
Credo che tale comportamento serva a dire al predatore: 'Sei allenato? ..perchè se decidi di inseguirmi, te ne farò pentire'.

Il soggetto in questione non ha scalciato nè saltellato: mi ha fissato e si è allontanato con uno sguardo minaccioso.

mercoledì 27 aprile 2011

Tra i rami di un fico, nel mio orto.
L'Upupa si presenta timidamente, becca tra l'erba alla ricerca di cibo.
Si muove a intermittenza, è davvero un uccello particolare e molto bello, piuttosto raro da incontrare.
Anche in questo caso la posizione migliore per trovare uno scatto decente era quella sdraiata tra l'erba, con i fiori che si infilano letteralmente nel naso.






martedì 26 aprile 2011

Vento, calma, silenzio, leggerezza, istinto.
Non serve altro per incontrare ed osservare un animale così prudente e sospettoso come il cervo.
Eventualmente, è utile la collaborazione del bestione...

Prima del tramonto salgo lentamente il campo incolto che mi separa da un luogo 'frequentato'.
Il vento è quasi assente, ad ogni modo arriva da ovest, quindi perfetto, mi soffia in faccia, non sarò annusato facilmente.
Tra me ed un'altro campo un bosco di querce.
E' tra i tronchi di questi vecchi alberi che vedo muoversi il grosso sedere di un cervo, sta brucando a circa ottanta metri da me, in un campo oltre quel bosco.
Battito cardiaco che aumenta, adrenalina che sale.
Mi fermo: in ginocchio preparo il teleobiettivo, monto il treppiede, click del blocco.
Controllo due volte le impostazioni della macchina: non so quanti scatti ho perso per via di una scorretta scelta di funzioni.

Scelgo un percorso che spero sia la via migliore per potermi avvicinare e mi muovo.

Lui bruca avido l'erba grassa di questi giorni.




Proseguo con estrema calma, devo superare dieci metri di bosco, mi abbasserò per superare un ostacolo rappresentato da un vecchio tronco spezzato dalla neve ed utilizzerò quello stesso tronco come sagoma da tenere alle mie spalle: mi aiuterà a confondermi con l'ambiente circostante.
Ogni passo premo con delicatezza i piedi per evitare il classico 'crac' di rametto secco che si spezza nel silenzio.

                                         

Sono sul posto: mi inginocchio e da una buona posizione posso scattare con calma. 
L'albero spezzato alle mie spalle è una sagoma che mi nasconde discretamente.
Maschio splendido, palco simmetrico, forse deve ancora aumentare peso se vuole conquistare il suo harem.
Ogni scatto rende l'animale irrequieto, evito le raffiche e lo lascio mangiare in pace.
Intorno a noi cinguettio costante, fortunatamente nessuna ghiandaia allarmata, i primi grilli si fanno sentire.
E' quasi buio, è nuvoloso ed i tempi di scatto sono ormai davvero pessimi.
La luce è cambiata mille volte, rendendo l'incontro piuttosto complicato...

Si allontana lentamente, si volta, annusa l'aria, stacca qualche germoglio dagli alberi vicini.
Ha uno sguardo fiero.









venerdì 22 aprile 2011

Un giorno di ferie per saldare il debito col sonno e la necessità di sole e disintossicarmi dalla città.
Esco in tarda mattinata ed ancora assonnato mi dirigo verso un campo incolto che si apre nel mezzo di un bosco.
Il sole scalda il terreno che risponde con i profumi di quei fiori che crescono solo nei campi inselvatichiti.
Non conosco il nome di quasi nessuna specie, ma sono una costante da queste parti, alcuni gialli, alcuni blu e viola, altri celesti. Splendidi.
Li conosco a vista e questo mi basta.
Visto che il corpo richiede siesta, mi sdraio su questo tappeto di lusso a godermi il sole.
Pagliuzza d'erba in bocca, obbligatoria.



Sono passati diversi minuti prima che i miei sensi mi avvertissero della presenza svolazzante di molti insetti e decido di osservare con occhio fotografico.

Il prato è un teatro in cui si esibisce la protagonista, una farfalla Podalirio e una Papilio Macaone: vespe e calabroni sembrano l'orchestra che sottolinea l'eleganza di questo magnifico essere con la musica del loro ronzio.


Cerco di fotografarla in ogni modo, ma mi sfugge continuamente.
Non ho obiettivi adatti e quindi devo improvvisare.
Decido di sdraiarmi a filo dei fiori e finalmente si tranquillizza e si avvicina ad un passo dal mio naso.
E' stupenda, una meraviglia.


Danza, volteggia e si lascia ammirare.





lunedì 18 aprile 2011

Questa sera avevo un forte mal di testa.
Antidolorifico? No, meglio aria fresca, due passi, ovviamente con la macchina fotografica in assetto 'caccia'.

L'ultimo raggio di sole è appena scomparso sopra La Serra.
La luce che ancora illumina la montagna è un bagliore riflesso che diffonde una luce delicata, perfetta per fotografare, peccato sia sempre scarsa per scattare decentemente a mano libera con un 400mm senza stabilizzatore.
Ho disponibile, a iso 1600, una velocità di scatto di 1/640 sec, davvero proibitivo senza treppiede.
Mi guardo intorno distrattamente, il dolore è fastidioso.

L'adrenalina sale improvvisamente, un cervo sta cenando tranquillo a duecento metri da dove mi trovo. Un maschio bellissimo e in ottima forma, probabile che sia una vecchia conoscenza, ci siamo già visti quest'inverno, forse, tra la neve ed il sole dell'alba, forse altrove...


Sto camminando più leggero che posso su di un campo di grano che sta verdeggiando, vado cauto, ma non troppo, la luce sta calando rapidamente.
Il mal di testa è un problema secondario.
Passo leggero come sul velluto.
Questo ci vorrebbe per essere un cacciatore infallibile.
Cammino inginocchiandomi spesso, mi sdraio, controllo e riparto.

Il grano verdissimo è una visuale rilassante, rassicurante.
Il cervo è ancora tranquillo, è a trenta metri, dietro una gobba di terreno che ci nasconde l'uno all'altro.
Sta strappando dei germogli da un'alberello: in questo periodo sono all'ingrasso, hanno il palco in crescita, ricoperto da un bel velluto e stanno mutando il manto.
Un periodo fisicamente impegnativo per loro, una metamorfosi che li prepara alla stagione degli amori.
Gli ultimi dieci metri e finalmente posso sdraiarmi con il bersaglio in bella vista.
Attendo che il respiro si calmi e che il cuore riprenda a battere lentamente: particolari che fanno la differenza per uno scatto nitido a mano libera.
Ovest alle spalle come il bagliore del tramonto e purtroppo anche il vento che porta il mio odore verso il cervo.
Prevedo che mi lascerà scattare quattro o cinque volte prima di individuarmi.
Così è stato.
Per lo meno sono una sagoma poco riconoscibile in mezzo a tutto quel verde, il cervo non si spaventa, ma per sicurezza si allontana lentamente, offrendomi alcune pose da modello navigato.
E' un animale estremamente elegante, dotato di grande forza fisica: questo ha un palco molto bello.
Come mio solito, distolgo lo sguardo dalla lente e lo guardo senza ostacoli, incrociando per un'attimo gli occhi di un animale che esprime grande fierezza e libertà.






Ormai è lontano, mi alzo e con grande stupore vedo una stanga di cervo in mezzo al grano.
La raccolgo con la stessa soddisfazione che si raccoglie un fungo porcino e noto con piacere che il mal di testa è sparito.

venerdì 15 aprile 2011

Avevo notato che le nuvole si stavano sfilacciando spinte dal vento in quota.
Il cielo era di un blu pastello a est e degradava verso il giallo oro ad ovest.
Mi sono affrettato per raggiungere Campo Vecchio e scattare qualche foto di colori che difficilmente si possono spiegare a parole.
Ci provo con qualche foto...







mercoledì 13 aprile 2011

Basta fermarsi a guardare il cielo di una notte stellata per ritrovare un'attimo di pace.
Conosco due o tre costellazioni, dove si trova la stella polare e poco altro.
Mi basta alzare il naso e vedere che le luci sono tutte lì, splendenti, luccicanti.

Mi piace guardare le sagome degli alberi che si stagliano nel cielo illuminato dal sole.
Quando li individuo di giorno, prima o poi torno di notte sul posto, per fotografarli su uno sfondo di stelle.

Avendo la necessità di fare due passi in solitudine, nel silenzio rassicurante della notte, mi reco da un paio di alberi che mi avevano ispirato.
Piazzato il cavalletto, scatto con diversi tempi e diaframmi: in altre parole, faccio esperimenti senza troppa logica.
Sono in mezzo ad un campo coltivato ad erba medica, soffice e di giorno verdissimo.
Sono sdraiato per cercare la posizione di scatto ottimale (perchè l'angolo di scatto migliore è sempre quello più scomodo...).
Per dirla tutta, visti i tempi di posa lunghi, stavo per addormentarmi su quell'erba così morbida.

La calma apparente è durata poco.
Avverto intorno a me un calpestio leggero, accompagnato da un respiro affannato.
Non riesco a capire esattamente da che direzione sta arrivando, ma è vicino.
Si muove velocemente, si ferma e riprende a muoversi.
Cerco istintivamente con la mano il mio coltello.
La presenza non identificata è a circa cinque o sei metri, adesso si è fermata.
Candidati possibili: volpe, istrice o tasso. Escluderei animali più grossi.
L'animale riprende il suo cammino, si allontana ed io riprendo a scattare.
Come se non bastasse, è la volta dell'ungulato: il passo questa volta è pesante, non vorrei essere travolto da un cervo al trotto.
Fortunatamente il bestione si allontana per altra direzione.
Torna la calma e con essa il silenzio totale.
Scatto ancora.
Infine decido di andare a controllare l'identità rimasta misteriosa.

Vado verso il punto in cui ho sentito andarsene il soggetto notturno ed accendo la torcia alogena: in lontananza un muso triangolare, bianco e nero, è ancora lì, credo sia incuriosito dalla mia presenza.
Un tasso, bello grasso, coda tozza, in ottima forma.
I suoi occhi luccicano nella notte, illuminati dalla torcia.
Lo saluto, dicono che il mustelide, se irritato, non sia soggetto simpatico.
E' quasi mezzanotte, attraverso nuovamente il campo di erba medica, senza fretta: la notte è tiepida e serena.






domenica 10 aprile 2011

Il sole è tramontato.
Ho ancora mezz'ora di luce buona, anche se devo ricorrere ad almeno 1600 iso per ottenere uno scatto dignitosamente nitido.
La luce cambia in fretta a quest'ora, si passa in pochi minuti da colori con dominante gialla a magenta a blu.
Ho individuato da tempo un luogo dove un bel branco di caprioli esce a brucare e mi presento puntuale.
Due femmine di capriolo stanno cenando.
Appena una bava di vento a favore mio, perfetta per tenere lontano il rumore dei miei passi ed il mio odore.
Carico di treppiede, teleobiettivo ed altri accessori cammino inginocchiato per guadagnare una posizione favorevole.
Mi muovo furtivo, è il momento più divertente della caccia fotografica.

I due caprioli si trovano al di là di un dosso, non mi sentono.
Ogni mezzo metro che guadagno mi chiedo se sia il caso di fermarsi o meno: oso ancora un metro e vedo la schiena dei miei 'bersagli'.
Mi sdraio, piazzo il treppiede ed attendo che escano allo scoperto.
Una femmina si trova a circa dieci metri  ed inizio a scattare.
L'animale si dirige verso di me, ignaro della mia presenza. Bravo capriolo, così si fa!
Al ventesimo scatto o giù di lì avverte che c'è qualcosa che non va.
Ok, ho finito di fotografare...
No, la femmina si avvicina senza paura, è titubante, mi annusa, ma ho il vento giusto.
Per lei sono ancora uno strano cespuglio. Ormai è a cinque metri e fatico a tenerla dentro il fotogramma.
Assume pose buffe, è divertente e simpatica la tipa e soprattutto curiosa.

Continuo a scattare. 

Al centesimo scatto mi sorprende: mi punta e mi gira intorno, vuole annusarmi col vento giusto.
Non mi muovo, è alle mie spalle ormai, a circa venti metri: solleva il muso, assaggia l'aria.
Quel vento leggero che mi oscurava al suo naso adesso rivela la mia natura.
Gli animali selvatici non amano il nostro odore: se ne va rapida, le hanno insegnato che un uomo può essere molto pericoloso...




Linguaccia!!??!

venerdì 8 aprile 2011

A dire il vero ero uscito per respirare aria fresca e pulita aspettando il tramonto.
Molto gradevole come attività, soprattutto dopo aver passato la calda giornata primaverile nella città polverosa e maleodorante.

Avevo con me un 400mm, non si sa mai...
Un ignaro fagiano, uscito indenne dal periodo di caccia, sfila davanti a me.
Bei colori ha il pollo...

Come sempre, un click sull'immagine per vedere i colori del fagiano in in alta risoluzione





giovedì 7 aprile 2011

Al mattino, pochi minuti dopo l'alba, i caprioli sono i primi ad uscire per una tranquilla colazione.
Sono soliti disporsi sui campi più alti, quelli baciati per primi dal sole.
Non sono per niente stupidi.
Dopo il tramonto si presentano puntuali per la cena.
Questo maschio solitario non era particolarmente disturbato dagli oltre cento click che gli ho riservato.





lunedì 4 aprile 2011

Il bosco è parte di me.
A volte penso a quanto tempo ho passato con mio padre al lago di Suviana, nei boschi a cercare funghi o stanghe di cervo, a innestare insignificanti rovi di bosco che si trasformavano in splendide rose una volta trapiantate in giardino. 
Molti dei sentieri che percorro li conosco da anni e li conosco a memoria, in un certo senso ne sono geloso, li sento miei.

Molti si chiedono come faccia ad avere tempo per dedicarmi alla fotografia.
Una frase tipica è quella nella quale mi si chiede se non abbia nulla da fare.
Non ho molto tempo, due o tre ore, forse, alla settimana. 
Cerco di sfruttarle al meglio, guardo le previsioni meteo, conosco abbastanza bene le abitudini degli animali, dove si nutrono e quando lo fanno, i luoghi che frequentano: mio padre mi ha insegnato ad osservare.
Agisco di conseguenza e raramente esco e scelgo casualmente un luogo da visitare.  

Da una settimana assaporavo l'idea di sdraiarmi scaldato dagli ultimi raggi del sole in un luogo che concede un panorama spettacolare sulle cime più alte dell'appennino tosco emiliano, Corno alle Scale e Cimone.
E così è stato: ho atteso l'uscita di un branchetto di caprioli dal bosco (sapevo esattamente dove sarebbero usciti) li ho fotografati e nel frattempo mi sono goduto un tramonto unico.

Me ne sono andato col buio. 




domenica 3 aprile 2011

Davanti alla mia finestra gli alberi che ho appena finito di potare.
Alcuni rami sono un appoggio naturale per passerotti, cinciarelle, pettirossi, gazze, corvi etc etc.
Ieri mattina due passeri se ne stavano beatamente a prendere i primi raggi dell'alba.
Uno dei due ha spiccato il volo mentre li mettevo a fuoco.
E' uscita una foto curiosa...


Ormai è buio e lo scatto disponibile, in priorità ai tempi è a Iso 3200, 1/40s, mano libera.
In altre parole, foto mossa al 100%.
Con la coda dell'occhio intravedo tra gli alberi una sagoma che riconosco d'istinto: un cervo.
Mi volto lentamente e sparo qualche scatto. 
L'espressione del cervo era buffa, quasi si vergognava a farsi vedere senza corna, se ne stava col muso dietro un tronco e da lì non si è spostato. 
Gli ho detto che non doveva fare così, che presto il palco tornerà a valorizzare il suo aspetto e che molte cerve faranno follie per lui.
Niente da fare, si sentiva nudo.
Non ne ha voluto sapere di indossare i palchi che avevo trovato al mattino: secondo me, come soluzione temporanea non era male.
Se n'è andato sconsolato, è sparito lentamente, ormai era davvero buio.



Al mattino, effettivamente, avevo trovato due palchi interi ed una stanga solitaria. 
Non ci speravo più, credevo che i cercatori di stanghe avessero setacciato la zona. 
Fortunatamente, alcuni luoghi sembrano essere ancora sconosciuti e non battuti. 
Per lo stesso motivo, talmente complicati da raggiungere che alla sera mi ritrovo, come al solito, pieno di lividi e graffi.

Bottino al completo

Rarissimo: palco completo nella posizione in cui l'ho trovato