mercoledì 7 novembre 2012

Il gigante gioca con le nuvole

Il primo tratto è una vecchia strada, ripida ed antipatica, ti fiacca subito se la affronti senza rispetto.
Così salgo lentamente, mi guardo intorno con attenzione, il vento è fortissimo, raffiche potenti scuotono i rami ancora pieni di foglie, gli alberi gemono e si lamentano già provati dal peso della nevicata di qualche giorno indietro.
Mi infilo finalmente nel bosco, nel fitto della vegetazione mi sento al sicuro, protetto.
Adesso il vento è un sibilo che scavalca le chiome dei castagni e delle querce, non riesce ad intrufolarsi dove sono io e finalmente ascolto il rumore dei miei passi sulle foglie bagnate e coloratissime dell'autunno.


Avverto rumori selvatici, calpestio prudente, sbuffi rabbiosi: è un branco di cinghiali che a fatica scorgo tra il fitto dei tronchi:mi hanno già individuato da un pezzo, se ne vanno infastiditi verso la macchia.
Proseguo a testa bassa, i pensieri rimbalzano sul cuore, alcuni appesantiscono il passo, altri si dileguano come scoiattoli tra i rami. Il risultato è che sono distratto, scivolo sui sassi pieni di muschio e cado su un fianco: bene, adesso sono perfettamente mimetizzato coi colori del bosco.
Mi rialzo ammaccato e sorridente: il dolore della botta ha sciolto l'ultimo pensiero.
Rialzo la testa, allungo il passo e scarto i massi insidiosi tagliando per traverso il bosco.
Un cervo giovane non mi vede, mi passa a cinque metri e senza pensarci due volte mi scappa qualche foto al volo..

Il bel soggetto s'accorge di me, mi guarda attonito, lo saluto e fugge come una saetta. Gli consiglio di stare attento ai sassi umidi...

Continuo a salire, manca mezz'ora al tramonto e lo voglio guardare dall'alto stasera.
Incontro due viandanti che cercano la strada per il punto panoramico dove sono diretto: gli dico di seguirmi, lo fanno, due chiacchere... 'di dove sei', 'conosci la zona?'...commentano che è freddo e che vogliono tornare prima che si faccia buio.
A 1200 metri il vento è una lama affilata e scorbutica: noto che i due viandanti sono sulle spine, battono i piedi, candela al naso e senza niente sulla testa si stanno congelando.
Gli indico i punti salienti da vedere da lassù, ma se ne vanno prima che abbia finito, hanno il naso rosso come un peperone, non resistono più.

Finalmente sono solo e posso piazzare il cavalletto.
Mi guardo intorno e noto una figura enorme, un gigante fatto di null'altro che aria.
Se ne sta seduto sul Corno alle Scale, raccoglie le grosse nuvole che si attorcigliano sui crinali, ne fa delle pallette spumose e le tira verso valle. Alcune rotolano sui paesi che piombano per un pò nell'oscurità, altre si dirigono verso le città della pianura, altre sostano sulla sua testa e si colorano dei riflessi del tramonto.
Il gigante deve essere l'artefice di quel bellissimo tramonto che si sta preparando...ma mi vede e mi fa un dispetto.
Nasconde il sole dietro un'enorme nuvola e mi consiglia di andarmene, farà buio in fretta.


Non oso contraddirlo, in effetti è quasi buio.
Mi fiondo lungo il bosco fischiettando per farmi compagnia, corro e salto per scaldarmi le ossa, poi noto che il gigante non è riuscito a nascondere il sole come credeva.
Sopra le nuvole c'è un varco aperto, infuocato e scintillante: una luce dorata illumina il bosco.


Sorrido di nuovo...il sole ha avuto l'ultima parola.

2 commenti:

Paolo ha detto...

Che spettacolo e che foto! E che bella narrazione!
Grazie per condividere con noi questi bei momenti.

Fabrizio Rosano ha detto...

Ciao Paolo, grazie!