La Leica di Andrea
Succede per caso.
Andrea, un amico e gentile signore che abita tra i secolari castagni delle montagne di Granaglione, viene a conoscenza della mia passione per la fotografia.
Andrea è impegnato quotidianamente nel volontariato, è un uomo generoso ed anche, direi, sfuggente.
Anche Andrea è un appassionato fotografo: lui sostiene di non volere più fotografare, ma non lo credo completamente.
Penso invece che abbia perso la motivazione che lo spingeva a fotografare, ma l'attrazione per questa arte è ancora dentro di lui, lo si capisce da come ne parla.
Succede, come dicevo, per caso: un giorno mi chiede di dare un'occhiata alla sua borsa piena di attrezzatura fotografica, attrezzatura acquistata negli anni '60 durante il suo servizio militare.
Andrea mi chiede di valutare se sono interessato ad acquistare. Mi dice che vuole vendere tutto, ma non su qualche piattaforma internet, piuttosto a qualcuno che puo' apprezzare veramente la natura di cio' che contiene quella borsa.
Non sono mai stato un estimatore del sistema Leica, ma più per ignoranza che per una precisa scelta.
Il valore del contenuto mi sara' chiaro in seguito.
Andrea mi chiede di valutare se sono interessato ad acquistare. Mi dice che vuole vendere tutto, ma non su qualche piattaforma internet, piuttosto a qualcuno che puo' apprezzare veramente la natura di cio' che contiene quella borsa.
Non sono mai stato un estimatore del sistema Leica, ma più per ignoranza che per una precisa scelta.
Il valore del contenuto mi sara' chiaro in seguito.
Maneggio l'attrezzatura con attenzione, guardo incuriosito attraverso il telemetro e rimango piuttosto spiazzato. Leggo il manuale (anche questo in ottime condizioni) e comincio a capire il principio di funzionamento, piuttosto interessante, ma a prima vista il processo che porta a scatttare una fotografia pare lento rispetto ad una reflex.
La messa a fuoco degli obiettivi non e' fluida, il movimento meccanico e' rallentato dal mancato uso.
Penso che tutto sia fermo da 10 o 15 anni.
Carico e premo il pulsante di scatto: il movimento dell'otturatore genera un suono ovattato e quasi impercettibile. Ho il sospetto che non abbia scattato affatto.
Continuo a caricare e scattare e noto che la M4 e' piccola, solida e gli assemblaggi sono ancora perfetti; la macchina si adatta rapidamente alla presa delle mani ed e' altrettanto intuitivo trovare i comandi essenziali.
Pare quasi che sia stata disegnata per non dare troppa 'prevalenza' ai comandi, quanto a come usarli rapidamente. Tra l'altro la M4 non ha l'esposimetro, e' totalmente meccanica e manuale.
La guardo piu' volte e la rimetto nella borsa.
Penso che non utilizzero' mai un sistema del genere.
Alcuni giorni dopo riapro la borsa e ne riguardo il contenuto: la portero' ad un negoziante di Bologna serio, esperto di Leica (http://www.fotoprisma.bo.it/) e di cui mi fido, per una vera ed oggettiva valutazione.
Se Andrea accetta la proposta economica, il negozio potra' acquistare il tutto.
Come sempre il confronto con FotoPrisma e' piacevole, stimolante ed interessante, ma si fa largo una domanda insistente ed istintiva: e se acquistassi io quella Leica? Bene...e poi che me ne faccio? Ho gia' reflex a pellicola totalmente manuali, divertenti, leggere, molto piu' economiche e rodate.
Questa M4 esercita un fascino magnetico, e' bella, pratica e pare disegnata per non farti distrarre dal soggetto che vuoi riprendere.
Bella da vedere e da utilizzare, ma fatta non per essere ammirata, non per essere distratti dai fronzoli tecnologici, ma semplicemente per essere utilizzata e pare senza troppe remore vista la robustezza (metallo ed ottone, tolleranze meccaniche minime, nessuna batteria).
Solida, semplice, pratica e bella.
Passa un cliente dal negozio, vede la M4 e dice 'Bella quella M4, quanto vuoi?'
Risposta: 'non e' ancora in vendita...'.
Per farla breve, chiudo la borsa, ringrazio FotoPrisma - come sempre disponibile e schietto (mi ricorda che il sistema Leica puo' stancare, potrebbe dare cocenti delusioni se non propriamente utilizzato) - e me ne torno a casa con macchina, obiettivi e tutto il resto.
Inizia la fase di documentazione: partecipo a qualche mostra (una molto bella a Roma) e leggo tutto quello che trovo a proposito della Leica, voglio capire perche' un sistema del genere ha fatto la storia della fotografia. E soprattutto voglio capire perche' mi attrae cosi tanto.
Ho sempre snobbato Leica in favore dalla grande diffusione e versatilita' del sistema reflex al punto da nemmeno prendere in considerazione i loro prodotti.
Dopo alcune settimane di trattative interne (intendo con me stesso) propongo ad Andrea l'acquisto: lui accetta con gioia, e' contento che la sua attrezzatura, acquistata nei primi anni '60 - con sacrifici - passi in mano a qualcuno (me) che la sappia (apparentemente) apprezzare.
Adesso viene il bello: dalla scelta istintiva (notare che non ho ancora montato nessuna pellicola sulla M4) alla pratica...ed allo sviluppo in proprio del negativo (notare che ho sempre lasciato sviluppare i miei negativi in laboratorio, non ero interessato a questo processo).
E soprattutto alla domanda d'esame finale: perche' questo fascino per il mezzo?
Non dovrei concentrarmi sullo scatto della fotografia e basta? Beh, non proprio. Penso che la fotografia, come qualsiasi altra attivita' o passione, sia qualcosa di piu' complesso del raggiungimento del risultato finale, ma sia piuttosto un processo e come tale e' importante anche il come arrivo al risultato ed a quali mezzi utilizzo per raggiungerlo.
E se si tratta di passione, beh, deve essere possibilmente piacevole e stimolante.
E qui avviene la svolta.
Da quando lavoro in Germania (nazione curiosa, forse questo tema sara' trattato a parte) ho lentamente perso la cosiddetta ispirazione per la fotografia e soprattutto sono rapidamente mancati e cambiati i punti di riferimento a cui ero abituato da sempre (il numero di post su questo blog e' sceso considerevolmente negli ultimi anni...).
Niente montagne, niente luoghi segreti che solo io credo di conoscere, niente che mi ispira, fredda gentilezza umana fine a se stessa e soprattutto poco poco sole, luce brutta, insomma, molta Germania e sinceramente, poca o, mettiamola cosi', altra, bellezza che non riesco ad interpretare.
Nella mia auto-analisi della situazione ritengo che sia necessario cercare altri soggetti da riprendere e soprattutto mi sono fatto persuaso (grazie Camilleri) che potrebbe essere utile cambiare l'approccio, il processo.
Ritengo la reflex nativamente versatile, ma troppo ingombrante e pesante per portarla sempre con me e quindi anche le occasioni che il nuovo ambiente potrebbe darmi sfuggono puntualmente.
Le persone, l'ambiente urbano potrebbero essere un nuovo soggetto e di conseguenza Leica potrebbe aiutarmi: la macchina e' piccola, robusta, affidabile e dal design certamente inconfondibile, ma essenziale e 'discreta', quindi facilmente trasportabile e poco invadente per me e per i possibili soggetti (che non saranno per un po' cinghiali, cervi o montagne).
Leica risponde ai miei nuovi requisiti.
Pellicola bianco e nero Ilford per cominciare, una macchina che sta quasi in tasca e curiosita' (beh, quella non manca) per raccontare di nuovo cio' che incontro utilizzando una macchina fotografica Nota 1 a pie' pagina.
Insomma, un cambiamento nel processo e nel mezzo e nella ricerca dei soggetti, vedremo se porta buoni risultati e soprattutto se e' comunque divertente.
Ed un grande grazie ad Andrea che mi ha fatto scoprire un sistema tanto affascinante quanto semplice ed immediato, il sistema Leica Nota 2 a pie' pagina.
'Das Wesentliche', l'essenziale, appunto.
Nota 1
Nota 2
..avvertendomi che una volta provata la qualita' delle lenti Leica - stiamo parlando di foto stampate, poiche' le foto che rimangono sul computer non esistono - sarebbe stato difficile cambiare. Aveva ragione.
La messa a fuoco degli obiettivi non e' fluida, il movimento meccanico e' rallentato dal mancato uso.
Penso che tutto sia fermo da 10 o 15 anni.
Carico e premo il pulsante di scatto: il movimento dell'otturatore genera un suono ovattato e quasi impercettibile. Ho il sospetto che non abbia scattato affatto.
Continuo a caricare e scattare e noto che la M4 e' piccola, solida e gli assemblaggi sono ancora perfetti; la macchina si adatta rapidamente alla presa delle mani ed e' altrettanto intuitivo trovare i comandi essenziali.
Pare quasi che sia stata disegnata per non dare troppa 'prevalenza' ai comandi, quanto a come usarli rapidamente. Tra l'altro la M4 non ha l'esposimetro, e' totalmente meccanica e manuale.
La guardo piu' volte e la rimetto nella borsa.
Penso che non utilizzero' mai un sistema del genere.
Alcuni giorni dopo riapro la borsa e ne riguardo il contenuto: la portero' ad un negoziante di Bologna serio, esperto di Leica (http://www.fotoprisma.bo.it/) e di cui mi fido, per una vera ed oggettiva valutazione.
Se Andrea accetta la proposta economica, il negozio potra' acquistare il tutto.
Come sempre il confronto con FotoPrisma e' piacevole, stimolante ed interessante, ma si fa largo una domanda insistente ed istintiva: e se acquistassi io quella Leica? Bene...e poi che me ne faccio? Ho gia' reflex a pellicola totalmente manuali, divertenti, leggere, molto piu' economiche e rodate.
Questa M4 esercita un fascino magnetico, e' bella, pratica e pare disegnata per non farti distrarre dal soggetto che vuoi riprendere.
Bella da vedere e da utilizzare, ma fatta non per essere ammirata, non per essere distratti dai fronzoli tecnologici, ma semplicemente per essere utilizzata e pare senza troppe remore vista la robustezza (metallo ed ottone, tolleranze meccaniche minime, nessuna batteria).
Solida, semplice, pratica e bella.
Passa un cliente dal negozio, vede la M4 e dice 'Bella quella M4, quanto vuoi?'
Risposta: 'non e' ancora in vendita...'.
Per farla breve, chiudo la borsa, ringrazio FotoPrisma - come sempre disponibile e schietto (mi ricorda che il sistema Leica puo' stancare, potrebbe dare cocenti delusioni se non propriamente utilizzato) - e me ne torno a casa con macchina, obiettivi e tutto il resto.
Inizia la fase di documentazione: partecipo a qualche mostra (una molto bella a Roma) e leggo tutto quello che trovo a proposito della Leica, voglio capire perche' un sistema del genere ha fatto la storia della fotografia. E soprattutto voglio capire perche' mi attrae cosi tanto.
Ho sempre snobbato Leica in favore dalla grande diffusione e versatilita' del sistema reflex al punto da nemmeno prendere in considerazione i loro prodotti.
Dopo alcune settimane di trattative interne (intendo con me stesso) propongo ad Andrea l'acquisto: lui accetta con gioia, e' contento che la sua attrezzatura, acquistata nei primi anni '60 - con sacrifici - passi in mano a qualcuno (me) che la sappia (apparentemente) apprezzare.
Adesso viene il bello: dalla scelta istintiva (notare che non ho ancora montato nessuna pellicola sulla M4) alla pratica...ed allo sviluppo in proprio del negativo (notare che ho sempre lasciato sviluppare i miei negativi in laboratorio, non ero interessato a questo processo).
E soprattutto alla domanda d'esame finale: perche' questo fascino per il mezzo?
Non dovrei concentrarmi sullo scatto della fotografia e basta? Beh, non proprio. Penso che la fotografia, come qualsiasi altra attivita' o passione, sia qualcosa di piu' complesso del raggiungimento del risultato finale, ma sia piuttosto un processo e come tale e' importante anche il come arrivo al risultato ed a quali mezzi utilizzo per raggiungerlo.
E se si tratta di passione, beh, deve essere possibilmente piacevole e stimolante.
E qui avviene la svolta.
Da quando lavoro in Germania (nazione curiosa, forse questo tema sara' trattato a parte) ho lentamente perso la cosiddetta ispirazione per la fotografia e soprattutto sono rapidamente mancati e cambiati i punti di riferimento a cui ero abituato da sempre (il numero di post su questo blog e' sceso considerevolmente negli ultimi anni...).
Niente montagne, niente luoghi segreti che solo io credo di conoscere, niente che mi ispira, fredda gentilezza umana fine a se stessa e soprattutto poco poco sole, luce brutta, insomma, molta Germania e sinceramente, poca o, mettiamola cosi', altra, bellezza che non riesco ad interpretare.
Nella mia auto-analisi della situazione ritengo che sia necessario cercare altri soggetti da riprendere e soprattutto mi sono fatto persuaso (grazie Camilleri) che potrebbe essere utile cambiare l'approccio, il processo.
Ritengo la reflex nativamente versatile, ma troppo ingombrante e pesante per portarla sempre con me e quindi anche le occasioni che il nuovo ambiente potrebbe darmi sfuggono puntualmente.
Le persone, l'ambiente urbano potrebbero essere un nuovo soggetto e di conseguenza Leica potrebbe aiutarmi: la macchina e' piccola, robusta, affidabile e dal design certamente inconfondibile, ma essenziale e 'discreta', quindi facilmente trasportabile e poco invadente per me e per i possibili soggetti (che non saranno per un po' cinghiali, cervi o montagne).
Leica risponde ai miei nuovi requisiti.
Pellicola bianco e nero Ilford per cominciare, una macchina che sta quasi in tasca e curiosita' (beh, quella non manca) per raccontare di nuovo cio' che incontro utilizzando una macchina fotografica Nota 1 a pie' pagina.
Insomma, un cambiamento nel processo e nel mezzo e nella ricerca dei soggetti, vedremo se porta buoni risultati e soprattutto se e' comunque divertente.
Ed un grande grazie ad Andrea che mi ha fatto scoprire un sistema tanto affascinante quanto semplice ed immediato, il sistema Leica Nota 2 a pie' pagina.
'Das Wesentliche', l'essenziale, appunto.
Nota 1
Nello spirito di questo blog aperto per condividere qualche pensiero e fotografia ben consapevole che tutto sommato, a nessuno interessa cosi tanto cosa fotografo e tanto meno il perche'.
Nota 2..avvertendomi che una volta provata la qualita' delle lenti Leica - stiamo parlando di foto stampate, poiche' le foto che rimangono sul computer non esistono - sarebbe stato difficile cambiare. Aveva ragione.


Commenti